logo


PSICOLOGIA


Quando chiedere aiuto alla Psicologia

psicologiaLa Psicologia, fin dagli albori, si è occupata dei problemi emotivi e in questi ultimi anni si è sempre di più avuta la possibilità di dimostrare la sua efficacia attraverso procedure rigorose e scientificamente valutabili (e valutate) per il loro trattamento e in particolare per il trattamento di alcuni disturbi come l’ansia, la depressione, la fobia, le ossessioni, l’insonnia, gli attacchi di panico, ecc. , per i quali non sempre è sufficiente l’utilizzo esclusivo di cure farmacologiche e la loro cronicizzazione può divenire un vero e proprio problema di funzionamento per la persona.

La volontà di guarire è molto importante. Anche se può sembrare banale ed evidente che una persona chieda aiuto, non sempre è così, non sempre si ha la forza ed il coraggio di farlo, di tendere una mano, di cercare una persona che sia in grado di aiutarlo, di raccontare quello che gli/le è successo, ci vuole forza anche in questo, soprattutto considerando lo stato interiore di disperazione o di rabbia, di tristezza, di depressione in cui si può trovare la persona in difficoltà, che sono delle vere e proprie barriere verso una richiesta d’aiuto.

Queste difficoltà aumentano quando si è timidi, quando, si ha vergogna di contattare uno psicologo che per quanto bravo e professionale possa essere, è sempre una sconosciuto nei suoi confronti.

IL desiderio di uscire da questa situazione dolorosa e di fare qualcosa di attivo per riuscirvi, è il primo passo per rompere il ghiaccio, per cambiare il proprio stato di sofferenza, per migliorare la propria vita interiore, e di conseguenza per migliorare le relazioni con gli altri. Alcune emozioni che proviamo quotidianamente come ansia, depressione, rabbia, colpa, vergogna, talvolta diventano troppo intense o durature rispetto alla situazione nella quale ci troviamo e possiamo considerare l’eventualità di avere un problema emotivo. Per esempio, se una discussione  con qualcuno ci fa star male per alcuni giorni, se piccoli difetti nelle cose che facciamo ci fanno sentire delle nullità, se compiere attività quotidiane, come fare la spesa o parlare con i colleghi di lavoro, genera un’ansia intollerabile, siamo probabilmente di fronte ad un disagio psicologico che può richiedere un intervento professionale.

Riconoscere di cosa siamo affetti è un modo per intervenire e raggiungere il proprio benessere

 

Le principali patologie 

  • Attacchi di Panico

    Gli attacchi di panico sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente.

    Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali:

    • palpitazioni
    • sudorazione improvvisa
    • tremore
    • sensazione di soffocamento
    • dolore al petto
    • nausea
    • paura di morire o di impazzire
    • brividi o vampate di calore

     

    Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante. Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per “paura della paura” che altro.

    La persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta agorafobia, ovvero l’ansia relativa all’essere nei luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

    Diventa così pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e così via. L’evitare tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente e il paziente diviene schiavo del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere “grande e grosso” ma dipendente dagli altri, che può condurre ad una depressione secondaria.

    La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico. La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi, principalmente evitando le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.

    Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso ricorre al pronto soccorso. Per la diagnosi sono richiesti almeno due attacchi di panico inaspettati, ma la maggior parte degli individui ne hanno molti di più. Gli individui con disturbo di panico mostrano caratteristiche preoccupazioni o interpretazioni sulle implicazioni o le conseguenze degli attacchi di panico. La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento che possono determinare una vera e propria Agorafobia, nel qual caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia.

    Di solito gli attacchi di panico sono più frequenti in periodi stressanti. Alcuni eventi di vita possono infatti fungere da fattori precipitanti, anche se non indicano necessariamente un attacco di panico. Tra gli eventi di vita precipitanti riferiti più comunemente troviamo la separazione, la perdita o la malattia di una persona significativa, l’essere vittima di una qualche forma di violenza, problemi finanziari e lavorativi. I primi attacchi si verificano di solito in situazioni agorofobiche (come guidare da soli o viaggiare  su un autobus) e comunque spesso in qualche contesto stressante.   Gli eventi stressanti, le situazioni agorofobiche, il caldo e le condizioni climatiche umide, le droghe psicoattive possono infatti far insorgere sensazioni corporee che possono essere interpretate in maniera catastrofica, aumentando il rischio di sviluppare attacchi di panico e disturbi di panico.

  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo

    Caratteristiche essenziali del disturbo ossessivo-compulsivo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali. Come il nome stesso lascia intendere, il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Almeno l’80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20%  ha solo ossessioni o solo compulsioni.

    Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall’ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Le persone con disturbo ossessivo compulsivo possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi. possono essere terrorizzati dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di se e diventare aggressive in certe situazioni, di avere contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel “modo giusto”, e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.

    Le compulsioni tipiche del disturbo compulsivo ossessivo vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani,  riordinare, controllare, ecc.) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente, ecc.) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni. Costituiscono un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. In generale tutte le compulsioni che includono al pulizia, il lavaggio, il controllo, l’ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre ed eccessive. Il disturbo ossessivo compulsivo colpisce, indistintamente per età e sesso, dal 2% al 3% della popolazione. Può infatti manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, indifferentemente, e può esordire nell’infanzia, nell’adolescenza o nella prima età adulta. L’età tipica in cui compare più frequentemente è tra i 6 e i 15 anni nei maschi e tra i 20 e i 29 nelle donne. I primi sintomi si manifestano nella maggior parte dei casi prima dei 25 anni e in bassissima percentuale dopo i 40 anni. Se il disturbo ossessivo compulsivo non viene curato, generalmente tende a cronicizzarsi e ad aggravarsi progressivamente.

  • Depressione

    La depressione è un disturbo diffuso tra la popolazione generale e quindi ben conosciuto. Sembra, infatti, che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne. Il Disturbo Depressivo è associato ad un elevata mortalità. Fino al 15% degli individui con Disturbo Depressivo grave muore per suicidio. Altri disturbi sono frequentemente presenti contemporaneamente alla depressione (per es. Disturbi Correlati a Sostanze, Attacchi di Panico, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo Borderline di Personalità). Fino al 20% – 25% degli individui con certe condizioni mediche generali (per es. diabete, infarto del miocardio, carcinomi, ictus) svilupperanno la depressione nel corso del tempo. D’altra parte, il trattamento della condizione medica generale è più complesso, e la prognosi è meno favorevole, se è presente il Disturbo Depressivo.

    La depressione è due volte più comune nelle femmine adolescenti e adulte che nei maschi adolescenti e adulti. Nei bambini prepuberi, maschi e femmine sono ugualmente affetti. Le frequenze negli uomini e nelle donne sono più elevate nel gruppo  di età dai 25 ai 44 anni mentre le frequenze sono più basse sia per gli uomini che per le donne oltre i 65 anni. Il Disturbo Depressivo può esordire ad ogni età, con un età media di esordio intorno ai 25 anni. Alcuni Hanno episodi di depressione isolati seguiti da molti anni senza sintomi, mentre altri hanno gruppi di episodi, e altri ancora hanno episodi sempre più frequenti con l’aumentare dell’età. Alcuni dati suggeriscono che i periodi di remissione generalmente durano più allungo all’inizio del decorso del disturbo. Il numero di episodi precedenti predice la probabilità di sviluppare un successivo episodio depressivo.

    Tra le possibili cause della depressione troviamo fattori di tipo psicosociale, ma anche di tipo genetico e biologico. Gli Episodi del Disturbo Depressivo spesso seguono un grave evento psicosociale stressante, come la morte di una persona cara o il divorzio. Gli studi suggeriscono che gli eventi psicosociali (eventi stressanti) possono giocare un ruolo più significativo nel precipitare il primo o il secondo episodio del Disturbo Depressivo e avere meno importanza per l’esordio degli episodi successivi. Tra questi eventi possiamo trovare anche cambiamenti nelle condizioni lavorative o l’inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, cambiamenti nel giro delle amicizie, cambiamenti di città, ecc.. Gli studi supportano l’ipotesi dell’ereditabilità della depressione, infatti i figli di genitori depressi presentano un rischio più elevato di sviluppare depressione. Tra le cause della depressione si hanno anche modificazioni a livello biologico, nella regolazione di alcune sostanze come neurotrasmettitori e ormoni.

  • Fobie

    La fobia è un paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:

    • E’ sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione
    • Non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti
    • Produce l’evitamento sistematico della situazione – stimolo temuta
    • Permane per un periodo prolungato di tempo senza risollevarsi o attenuarsi
    • Comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato
    • L’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta

     

    La fobia è dunque una pura estrema, irrazionale e spropositata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all’idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola o di fronte alla prospettiva di compiere un’azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio il claustrofobico non riesce a prendere l’ascensore o la metropolitana).
    Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle.
    Ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire!
    Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo.

     

    Tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica dalla persona, al punto di interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre può limitante. Chi ha la fobia dell’aereo può trovarsi a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell’esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavoli di un bar all’aperto e così via.
  • Insonnia

    Si definisce insonnia lo stato in cui una persona percepisce il proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; in altre parole quando il paziente non riesce a trarre beneficio dal riposo perché dorme troppo poco oppure dorme male.

    L’insonnia fa parte delle dissonnie, disturbi dovuti ad alterazioni di ritmo, quantità e qualità del sonno, così come le apnee notturne e le ipersonnie (narcolessia). Un altro gruppo di disturbi del sonno è quello delle parasonnie, caratterizzate dalla presenza di un evento anomalo e indesiderato nel corso del sonno, o nelle fasi di passaggio tra la veglia ed il sonno. Sono parasonnie il sonnambulismo, il sonniloquio (parlare durante il sonno), gli incubi, l’enuresi (minzione involontaria), il bruxismo (digrignare i denti), la sindrome delle gambe senza riposo (movimenti involontari e prolungati delle gambe, che impediscono l’addormentamento).

    L’insonnia non è una malattia univoca ma si presenta in tanti modi diversi, ecco perché clinicamente viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri: la sua durata, le possibili cause e la tipologia.

    Durata dell’insonnia: varia da paziente a paziente e può subire modificazioni nel corso della vita di uno stesso individuo. Può esserci insonnia occasionale, transitoria o cronica.

    Cause dell’insonnia: distinguiamo l’insonnia primaria o non organica (quando il paziente è sano e non ci sono cause apparenti che giustifichino l’insonnia) e secondaria (quando l’insonnia è dovuta ad altre malattie fisiche o altri problemi psicologici, come la depressione)

    Tipo di insonnia: distinguiamo l’insonnia iniziale (quando il paziente fatica ad addormentarsi), centrale (caratterizzata da frequenti e sostenuti risvegli durante la notte) e tardiva (caratterizzata da risveglio mattutino precoce). Esiste anche un’insonnia soggettiva, ovvero la percezione di dormire poco e male, nonostante i dati oggettivi dimostrino il contrario e la persona dorma più o meno regolarmente.

  • Disturbi da Stress

    Lo stress è la risposta psicofisica ad una quantità di compiti emotivi, cognitivi o sociali percepiti dalla persona come eccessivi.

    Il processo stressogeno si compone di tre fasi distinte:

    • Fase di allarme: il soggetto segnala l’esubero di doveri e mette in moto le risorse per adempierli;
    • Fase di resistenza: il soggetto stabilizza le sue condizioni e si adatta al nuovo tenore di richieste;
    • Fase di esaurimento: in questa fase si registra la caduta delle difese e la successiva comparsa di sintomi fisici, fisiologici, psicologici ed emotivi.

     

    La durata dell’evento stressante porta a distinguere lo stress in due categorie: lo stress acuto, si verifica una sola volta e in un lasso di tempo limitato, e lo stress cronico, cioè quando lo stimolo è di lunga durata. Gli stress cronici possono essere ulteriormente distinti in stress cronici intermittenti e stress cronici propriamente detti. I primi si presentano ad intervalli regolari, hanno una durata limitata, e sono quindi più o meno prevedibili. I secondi sono invece rappresentati da situazioni di lunga durata che investono l’esistenza di una persona e che diventano stressanti nel momento in cui rappresentano un ostacolo costante al perseguimento dei propri obiettivi. Oltre alla durata, è importante anche la natura dello stressor. Possiamo avere stressor benefici, detti eustress, che danno tono e vitalità all’organismo e stressor nocivi detti distress, che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie.

    Lo stress può essere provocato da:

    • eventi della vita sia piacevoli che spiacevoli (ad esempio: matrimonio, nascita di un figlio, morte di una persona cara, divorzio, pensionamento, problemi sessuali);
    • cause fisiche: il freddo o il caldo intenso, abuso di fumo e di alcol, gravi limitazioni nei movimenti;
    • fattori ambientali: la mancanza di un’abitazione, ambienti rumorosi, inquinati sono fattori determinanti di un certo stato di stress;
    • malattie organiche: quando il nostro corpo è affetto da una malattia, l’intero organismo, nel tentativo di difendersi, si pone in uno stato di tensione che, nella maggior parte dei casi, per le scarse difese in grado di apportare, sfocia in una condizione di stress;
    • cataclismi.

 

Nel nostro centro

In Progetto FisioLab di Civitanova Marche le sedute di Psicoterapia vengono effettuate previo appuntamento  (vedi pagina contattateci). SERVIZIO AL MOMENTO NON DISPONIBILE